NO al Diktat dell'UE sulle armi

La Comunità di interessi del tiro svizzero (CIT) indice il referendum, perché costretta a farlo. La trasposizione della Direttiva UE sulle armi non offrirebbe il benché minimo vantaggio in termini di sicurezza, ma in compenso comporterebbe la fine del tiro come sport di massa e degraderebbe a semplice privilegio il nostro diritto al possesso di armi. E senza alcun bisogno – semplicemente perché lo vuole l’UE! – i nostri fucili di assalto dovrebbero venire proibiti e i proprietari di armi considerati a livello nazionale una categoria di cui lo Stato deve diffidare. Ciò è assolutamente inaccettabile, esattamente come lo è l’introduzione di nuove norme, quali per esempio la registrazione a posteriori, già bocciata esplicitamente in votazione popolare. Nel 2005 il Consiglio federale aveva dichiarato ufficialmente che il timore di restrizioni incisive nel nostro diritto sulle armi in seguito all’adesione a Schengen era ingiustificato. Adesso il Consiglio federale si rimangia la parola data!

Ingiusta! 

La Direttiva UE sulle armi non è idonea allo scopo, non è necessaria e tanto meno si può ragionevolmente pretendere che la accettiamo. Con la sua promulgazione Bruxelles ha pertanto violato uno dei principi più importanti dello Stato di diritto: quello della proporzionalità. Contro l’imposizione di norme tanto rovinose sarebbe doveroso opporre resistenza, ma Consiglio federale e Parlamento si mostrano concilianti sul tema sbagliato. Per non rischiare l’opposizione dell’UE, vogliono inchinarsi a una legge che non avrebbe mai dovuto essere approvata. Così facendo, non solo minano il nostro Stato di diritto, ma issano pure una bandiera bianca, affinché sventoli allegramente nel vento di Bruxelles. Se non li contrastiamo, la perdita sarà irreparabile.

 

Liberticida!

In Svizzera tutti i cittadini onesti – e addirittura gran parte dei residenti stranieri onesti – hanno da tempo immemorabile il diritto di possedere armi. Ma adesso l’UE vuole degradare questo diritto a semplice privilegio. In futuro non si proibirà in via eccezionale di acquistare una normale arma da fuoco, bensì la si potrà acquistare solo in virtù di un’autorizzazione eccezionale. Possesso legale di armi esclusivamente per gentile concessione di Lorsignori? E no! Non nella Svizzera liberale, non con noi, liberi cittadini svizzeri!

 

Inutile!

L’UE giustifica la sua Direttiva sulle armi con la necessità di misure contro l’attuale ondata terroristica. Ma da quando è iniziata, nessun attentato è stato commesso con un’arma acquistata legalmente. In questa situazione perfino PPD e PLR ammettono che le nuove prescrizioni – la cui applicazione comporterebbe un gigantesco onere amministrativo – non servono assolutamente a raggiungere lo scopo. La serviss a nagott, ma nüm a pagum istess? Altolà! A questi esperimenti siamo ben lieti di rinunciare!

 

Pericolosa!

I Cantoni hanno messo sul chi vive: l’applicazione della Direttiva UE sulle armi provocherebbe una valanga burocratica. Non solo i diversi corpi di polizia dovrebbero accollarsi innumerevoli ore di lavoro di ufficio, ma ci sarebbero anche costi enormi per tutta l’infrastruttura informatica necessaria. E dato che Bruxelles fa la voce grossa quando impartisce comandi, ma è affetta da grave sordità quando si tratta di pagare, la fattura andrebbe a scapito del lavoro di polizia vero e proprio. Ma il recepimento dei paragrafi UE non comprometterebbe la sicurezza soltanto a causa degli agenti di polizia costretti a marciare sul posto. Dato che il possesso di armi diventerebbe un privilegio, la densità di armi da fuoco detenute nelle case private sarebbe sempre minore. E ciò eroderebbe l’importanza dell’effetto dissuasivo, specialmente nelle zone isolate. Dobbiamo proprio spianare la strada ai criminali – e questo per niente di niente? Meglio di no!

 

Anti svizzera!

La libertà comporta responsabilità. I liberi cittadini svizzeri non hanno bisogno di paragrafi che li mettano in riga come bambini dell’asilo. Con la nuova Direttiva sulle armi l’UE vuole proibirci addirittura il nostro fucile d’assalto. La conseguenza: l’arma del soldato di milizia non sarebbe più l’arma del cittadino, il Tiro in campagna finirebbe per essere a malapena tollerato e per la festa del «Knabenschiessen» premieremmo ragazze e ragazzi per saper usare un fucile che in base alla nuova legge non avremmo più il diritto di possedere. Se accettiamo queste imposizioni, ci rendiamo ridicoli – non solo di fronte a tutto il mondo, ma soprattutto davanti a noi stessi.