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Un chiaro Sì al congedo paternità

La nostra società si basa sulla famiglia. Un valore che lentamente ma inesorabilmente sta perdendo sempre più importanza tra la popolazione.

 

Viviamo in un’era dove tutto va di fretta. C’è chi preferisce il lavoro alla famiglia e c’è chi d’altra parte vorrebbe poter crescere una famiglia ma non ne ha i mezzi né il sostegno. Il congedo paternità di due settimane è il trampolino di lancio da parte della Confederazione e dei Cantoni a sostenere padri, genitori e famiglie ad avere la possibilità di vivere dignitosamente e nel miglior modo possibile.

 

Nei Paesi scandinavi, la questione è ormai una realtà consolidata da decenni. Più della metà dei padri di famiglia negli ultimi vent'anni ne ha approfittato. In Svezia i genitori hanno insieme un totale di 480 giorni di congedo, con un minimo di 60 per entrambi; il resto se lo spartiscono tra di loro. La Danimarca che propone tale congedo già da anni offre due settimane aggiuntive agli uomini e 14 alle donne dopo la nascita del figlio, oltre a 32 aggiuntive da spartirsi. Più a ovest la Norvegia dal 1993 garantisce 12 settimane di congedo ai (neo) papà. E da noi invece? Niente, anzi i padri devono chiedere giorni di libero, tolti dalle loro vacanze, per poter permettersi di stare a casa almeno qualche giorno per accudire il figlio appena nato. Con un bambino nato da poco ed una madre/moglie affaticata dalla gravidanza, due settimane di congedo paternità mi sembrano il minimo, sia per accudire un bebè che per assistere la propria moglie. Per non parlare poi della differenza che hanno coloro che lavorano per il settore privato rispetto a quelli del settore pubblico e/o statale. Questi ultimi beneficiano infatti della possibilità di un congedo paternità di diverse settimane, avendo così la possibilità di stare accanto al/alla nuovo/a arrivato/a in famiglia. E l’operaio neo papà, dipendente di una PMI? Ebbene è costretto a prendere qualche giorno di ferie. Per un Paese come il nostro, all'avanguardia su molti aspetti, il concetto di famiglia sta ormai svanendo, tant'è che tra i giovani si preferisce la vita professionale a quella famigliare. In una Svizzera dove avvengono più decessi che nascite e con un invecchiamento sempre maggiore della popolazione, si rischia fortemente di arrivare al giorno in cui il numero degli abitanti segnerà una percentuale negativa rispetto a ora. Attualmente la continua immigrazione verso il nostro Paese fa sì che tutto ciò non avvenga.

 

I nostri valori secolari legati anche alla famiglia, alla base della nostra società, stanno morendo pian piano.

Ecco perché bisogna sostenere l’iniziativa. Oggi come oggi un uomo che diventa papà riceve lo stesso numero di giorni liberi retribuiti come per un trasloco: un giorno! Il compromesso di due settimane è la soluzione conveniente per tutti.

 

 

Tutti i padri, come avviene per le (neo)mamme, dovrebbero avere il diritto di vivere a pieno i primi giorni di vita del proprio figlio. Io ne sono convinto! NO al referendum, SÌ al congedo paternità di due settimane.

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