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Orbán: cristianesimo ed identità nazionale

Domenica 8 aprile l’Ungheria era chiamata alle urne per eleggere il Parlamento di Budapest ed i suoi 199 seggi. Oltre il 70% degli aventi diritto di voto, all'incirca 8 milioni di abitanti, si sono recati alle urne. Fidesz, il partito conservatore euro scettico guidato da Viktor Orbán, ha vinto con il 48,6% dei voti, confermando così le previsioni che davano il Primo Ministro magiaro come vincitore. Ciò garantisce ad Orbán un terzo mandato consecutivo e quattro anni alla guida del Governo. L’estrema destra anti semita, Jobbik, e la coalizione di sinistra perdono consensi un po’ in tutto il Paese, quest’ultima di ben 14 punti percentuali a favore di Verdi e Democratici.

 

Orbán, che già alla fine degli anni ottanta riuscì a farsi un nome nelle piazze ungheresi contro l’allora sistema social-comunista, si riconferma alla guida di uno degli Stati membri dell’Unione Europea più euro scettico, assieme ai restanti membri del Gruppo di Visegrád.

 

La maggior parte dei votanti, ha voluto continuare a sostenere la politica portata avanti da Fidesz e da Orbán stesso in quello che ormai da molti vien chiamato “miracolo economico” ungherese. Debito pubblico sceso a livelli mai visti da decenni e con un tasso di disoccupazione al 3.8%, paragonabile a Danimarca e Germania. Nel 2010 quando venne eletto per la prima volta erano ben l’11% i disoccupati. Per non parlare dei numerosi investitori che negli ultimi anni han deciso di investire in Ungheria aprendo e finanziando centinaia di nuove industrie che han creato nuovi posti di lavoro e una maggiore ricchezza sia privata che nazionale, portando anche lo Stato ad avere un’economia solida e stabile. Immigrazione controllata, turismo in crescita e un constante aumento del PIL.

 

Orbán che ormai da anni è uno dei pochi all'interno dell’UE a difendere il concetto di un Europa dei popoli e delle nazioni, ne esce a testa alta. E da un Paese criticato da Bruxelles per la volontà di difendere i propri interessi nazionali, cosa che ogni Stato sovrano dovrebbe fare, è lecito che l’euro scetticismo prevalga. Piuttosto che criticare e giudicare coloro che fanno gli interessi del proprio popolo, come l’intero Gruppo di Visegrád, Bruxelles dovrebbe fare una riflessione sul motivo di tutto questo euro scetticismo sparso un po’ ovunque ormai nel territorio dell’Unione. 

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